Il divorzio consensuale è la via più diretta per sciogliere un matrimonio in Italia quando entrambi i coniugi concordano sulla decisione di divorziare e sulle condizioni che regoleranno i rapporti economici e personali dopo lo scioglimento del vincolo. È un procedimento che privilegia la volontà delle parti rispetto all’intervento del giudice e che, per questo motivo, tende a essere più rapido, meno oneroso e meno traumatico rispetto al divorzio giudiziale. Comprenderne il funzionamento è essenziale per chiunque stia valutando questa opzione.
Il presupposto fondamentale è che entrambi i coniugi siano d’accordo sia sullo scioglimento del matrimonio sia su tutte le condizioni accessorie. Questo include l’eventuale assegno divorzile, la divisione dei beni, l’assegnazione della casa coniugale e, in presenza di figli, le modalità di affidamento, il contributo al mantenimento e la regolamentazione delle visite.
In Italia, il divorzio - consensuale o giudiziale - richiede che sia trascorso un determinato periodo dalla separazione legale. Con le modifiche introdotte nel 2015, sono sufficienti sei mesi dalla separazione consensuale o dodici mesi dalla separazione giudiziale. La riforma Cartabia del 2022 ha ulteriormente semplificato il percorso, consentendo in alcuni casi di presentare contestualmente la domanda di separazione e quella di divorzio nell’ambito di un procedimento unico.
Come per la separazione, anche per il divorzio consensuale esistono tre percorsi distinti.
Il ricorso congiunto in tribunale è la forma classica. I coniugi, assistiti da uno o più avvocati, presentano un ricorso nel quale dichiarano la volontà di divorziare e allegano le condizioni concordate. Il tribunale fissa un’udienza durante la quale verifica la genuinità del consenso e, in presenza di figli minorenni, controlla che le condizioni siano conformi al loro interesse. Se tutto è in ordine, il giudice pronuncia la sentenza di divorzio. L’intero procedimento può concludersi nell’arco di pochi mesi.
La negoziazione assistita rappresenta un’alternativa stragiudiziale. Ciascun coniuge è assistito dal proprio avvocato, e l’accordo viene negoziato e sottoscritto al di fuori del tribunale. L’accordo viene poi trasmesso alla Procura della Repubblica e, se riguarda figli minorenni, deve essere autorizzato dal tribunale. È una procedura che offre maggiore flessibilità nei tempi e nei modi della negoziazione.
Il divorzio davanti all’ufficiale di stato civile è la procedura più snella, riservata alle coppie senza figli minorenni o maggiorenni non autosufficienti e senza trasferimenti patrimoniali. I coniugi si presentano in Comune, esprimono la volontà di divorziare e, dopo un periodo di conferma di trenta giorni, l’atto viene iscritto nei registri di stato civile. Il costo è minimo e non è necessaria la presenza di un avvocato, sebbene il suo supporto sia comunque consigliabile.
Uno degli aspetti più delicati del divorzio consensuale riguarda l’assegno divorzile. A differenza dell’assegno di mantenimento previsto in sede di separazione, l’assegno divorzile risponde a criteri specifici definiti dalla giurisprudenza delle Sezioni Unite della Cassazione con la sentenza n. 18287 del 2018. L’assegno ha una funzione composita: assistenziale, compensativa e perequativa. Il giudice - o, nel caso consensuale, le parti stesse - deve considerare non solo le condizioni economiche attuali di ciascun coniuge, ma anche il contributo fornito durante il matrimonio alla vita familiare e alla formazione del patrimonio comune.
In un divorzio consensuale, i coniugi sono liberi di concordare l’importo dell’assegno, la sua durata e le eventuali condizioni di revisione. Possono anche concordare la rinuncia all’assegno o la sua sostituzione con un versamento in un’unica soluzione. Tuttavia, il giudice mantiene il potere di verificare che l’accordo sia equo, specialmente quando sono coinvolti soggetti economicamente più deboli.
Se durante il matrimonio era in vigore il regime di comunione dei beni, lo scioglimento della comunione avviene con la separazione. Al momento del divorzio, la divisione dei beni dovrebbe quindi essere già stata definita. Tuttavia, nella pratica, non è raro che alcune questioni patrimoniali restino aperte e vengano affrontate solo in sede di divorzio.
Nel divorzio consensuale, i coniugi hanno la libertà di concordare la ripartizione dei beni mobili e immobili, dei conti correnti, degli investimenti e di qualsiasi altro elemento patrimoniale. Questa libertà è un vantaggio significativo rispetto al divorzio giudiziale, dove la decisione spetta al giudice e può non corrispondere alle aspettative di nessuna delle due parti.
Anche nel divorzio consensuale, le condizioni relative ai figli devono essere approvate dal tribunale, che verifica la conformità dell’accordo al principio del superiore interesse del minore. Le questioni più rilevanti riguardano l’affidamento (condiviso o esclusivo), il collocamento prevalente, i tempi di permanenza con ciascun genitore e il contributo economico al mantenimento.
L’affidamento condiviso resta la regola generale nel diritto italiano, e la sua deroga richiede circostanze specifiche e documentate. In un contesto consensuale, i genitori hanno la possibilità di costruire un piano di gestione dei figli che rifletta le reali esigenze della famiglia, anziché affidarsi a schemi standardizzati imposti dal giudice.
Il divorzio consensuale è generalmente meno costoso del giudiziale. Con un unico avvocato per entrambi i coniugi in tribunale, gli onorari possono variare tra 1.500 e 3.500 euro. Con la negoziazione assistita, dove ciascuno ha il proprio legale, i costi complessivi sono leggermente superiori ma restano contenuti rispetto a un procedimento contenzioso. Il divorzio in Comune ha un costo praticamente simbolico.
Per situazioni patrimoniali complesse o con elementi internazionali, avvocati esperti in diritto di famiglia con sede a Milano possono offrire una consulenza mirata che tenga conto delle specificità del caso e delle implicazioni fiscali e patrimoniali dell’accordo.
Il divorzio consensuale non elimina il dolore della fine di un matrimonio, ma offre un percorso che rispetta la dignità e l’autonomia di entrambi i coniugi. Raggiungere un accordo richiede maturità, compromessi e, spesso, la rinuncia a posizioni massimaliste. Il risultato, però, è un divorzio che chiude un capitolo senza lasciare dietro di sé gli strascichi di un conflitto giudiziario prolungato.
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