La prospettata Exit Tax sposta il focus delle negoziazioni familiari dalla mera distribuzione degli asset all’identificazione del momento fiscalmente più efficiente per realizzare tale distribuzione.
Family Dynamics & Global Trends
I divorzi internazionali coinvolgono spesso individui con patrimoni complessi e interessi economici distribuiti in più giurisdizioni, in linea con l’intensificazione della mobilità geografica.
In questo contesto, è frequente che la cessazione del rapporto coniugale coincida con la decisione di uno dei coniugi di trasferire la propria residenza fiscale all’estero, per ragioni professionali, imprenditoriali o personali.
La proposta di una Exit Tax per le persone fisiche, contenuta nella Manovra di Bilancio 2027, introduce, tuttavia, una variabile destinata a incidere sulla pianificazione fiscale e, per quanto di rilievo nel contesto della crisi familiare, sulla gestione degli accordi economici tra i coniugi.
Pur trattandosi di una misura di natura tributaria, i suoi effetti potrebbero estendersi alla determinazione del patrimonio disponibile, alla valutazione degli asset oggetto di attribuzione tra le parti e, più in generale, alla strategia complessiva di definizione dei rapporti patrimoniali conseguenti alla separazione.
The Legal Framework
L’articolo 17 del disegno di legge di Bilancio 2027 prevede l’inserimento dell’articolo 307-bis nel TUIR, che introduce, per determinate persone fisiche che trasferiscono la propria residenza fiscale all’estero, un meccanismo di imposizione delle plusvalenze latenti ispirato alle logiche già proprie della disciplina della Exit Tax.
Nella formulazione attualmente in discussione, la disciplina troverebbe applicazione qualora:
il contribuente sia stato fiscalmente residente in Italia per almeno sei dei dieci periodi di imposta antecedenti al trasferimento;
il contribuente detenga attività finanziarie di valore pari o superiore a euro 800.000;
il trasferimento della residenza comporti il venir meno, in tutto o in parte, della potestà impositiva italiana sugli incrementi di valore maturati durante il periodo di residenza nel territorio dello Stato.
In tali ipotesi, verrebbe assoggettata a tassazione una plusvalenza meramente latente, ossia non ancora realizzata mediante cessione o altro evento realizzativo, con applicazione dell’aliquota ordinariamente prevista per i redditi diversi di natura finanziaria (attualmente pari al 26%).
Sul piano fiscale, la norma si inserisce nell’alveo delle misure volte a preservare la potestà impositiva dello Stato rispetto a incrementi di valore maturati durante il periodo di residenza in Italia.
Sul piano del diritto di famiglia, tuttavia, la questione assume una dimensione ulteriore: l’eventuale insorgenza di tale passività potrebbe incidere sul valore economico effettivamente disponibile del patrimonio oggetto delle trattative tra i coniugi.
Strategic Considerations
Uno dei primi effetti pratici della proposta Exit Tax potrebbe riguardare la ricostruzione e la valutazione del patrimonio delle parti.
Nelle procedure di separazione e divorzio, gli avvocati, i consulenti di parte e, ove nominati, i consulenti tecnici d’ufficio sono frequentemente chiamati a stimare il valore di partecipazioni societarie, portafogli finanziari e altri attivi rilevanti ai fini della regolamentazione economica dei rapporti tra i coniugi.
La prospettata Exit Tax impone di interrogarsi sulla relativa incidenza nella determinazione del valore economico dell’asset interessato.
Ne potrebbero conseguire questioni quali:
l’eventuale qualificazione della Exit Tax come passività futura rilevante ai fini della valutazione patrimoniale;
il grado di probabilità richiesto affinché il trasferimento all’estero possa essere considerato un evento sufficientemente prevedibile;
la distinzione tra una passività meramente ipotetica e una passività concretamente prevedibile;
l’incidenza di tale costo fiscale sulla quantificazione delle attribuzioni patrimoniali tra i coniugi.
Un ulteriore profilo riguarda il possibile impatto della Exit Tax sulla capacità economica del soggetto tenuto a corrispondere assegni periodici.
Allo stato attuale, non è possibile prevedere quale sarà l’orientamento della giurisprudenza su tali aspetti. Tuttavia, è verosimile che la futura disciplina dia luogo a un contenzioso significativo in merito alla corretta valorizzazione del patrimonio nei casi in cui una relocation internazionale sia già programmata o ragionevolmente prevedibile.
Per chi sta affrontando una separazione o un divorzio e sta contemporaneamente programmando un trasferimento internazionale, alcune verifiche preliminari appaiono particolarmente importanti:
verificare se il patrimonio rientri nelle soglie previste dalla proposta normativa;
individuare eventuali asset caratterizzati da rilevanti plusvalenze latenti;
valutare l’impatto potenziale della Exit Tax sul patrimonio netto disponibile;
analizzare il rapporto tra la futura relocation e gli accordi patrimoniali in fase di negoziazione;
considerare la tempistica dei trasferimenti patrimoniali eventualmente previsti nell’ambito della separazione;
coordinare la pianificazione fiscale con gli aspetti di diritto di famiglia e con il più ampio progetto di relocation internazionale.
Qualora uno dei coniugi stia pianificando una relocation internazionale, potrebbe emergere la necessità di disciplinare espressamente le conseguenze economiche di una eventuale Exit Tax.
In particolare, le parti potrebbero ritenere opportuno chiarire:
le ipotesi sulle quali è stata costruita la valutazione del patrimonio;
se la futura Exit Tax sia stata considerata o meno nella determinazione degli importi concordati;
quali conseguenze derivino da un trasferimento della residenza fiscale che intervenga in un momento successivo alla sottoscrizione degli accordi.
La nuova disciplina potrebbe, infatti, introdurre una fonte ulteriore di potenziale conflittualità nelle ipotesi in cui una delle parti sostenga, successivamente all’accordo, di aver subito un costo fiscale non adeguatamente considerato in sede di negoziazione.
Potrebbe, inoltre, scoraggiare il ricongiungimento familiare del genitore residente in Italia con l’altro genitore che vive all’estero con i figli, con tutte le implicazioni che ne derivano rispetto all’esercizio del diritto di visita del non collocatario.
Nelle situazioni più complesse, attendere che il trasferimento all’estero sia ormai imminente potrebbe ridurre significativamente le opzioni disponibili e aumentare il rischio di conseguenze economiche inattese, potenzialmente incidenti anche sulla qualità e regolarità dei rapporti familiari.
Key Takeaway
La proposta di Exit Tax potrebbe rappresentare una delle novità più significative per gli individui che affrontano una separazione o un divorzio con elementi di internazionalità.
Al di là del profilo strettamente tributario, la disciplina potrebbe incidere sulla valorizzazione degli asset, sulla determinazione del patrimonio netto disponibile e sulla struttura complessiva degli accordi economici tra i coniugi.
Per chi sta valutando una relocation internazionale, la domanda da porsi non è soltanto se la Exit Tax troverà applicazione, bensì come tale disciplina possa interagire con gli accordi di separazione e incidere sul valore delle risorse che ciascuna parte si aspetta di ricevere.
Le decisioni relative alla relocation, agli accordi patrimoniali e alla struttura del patrimonio non dovrebbero quindi essere affrontate separatamente. Una valutazione preventiva e coordinata dei profili familiari, fiscali e internazionali può contribuire a preservare il valore del patrimonio e a ridurre il rischio che i costi fiscali incidano sull’equilibrio economico raggiunto tra le parti.
Se stai pianificando un trasferimento all’estero o stai negoziando un accordo di separazione con profili internazionali, un’analisi tempestiva della struttura patrimoniale e delle possibili implicazioni della futura Exit Tax può consentire di individuare criticità, valutare le opzioni disponibili e strutturare gli accordi in modo più efficiente.
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